Ogni anno, il 27 Gennaio, l’Unione Europea commemora Auschwitz, nei parlamenti, nelle scuole e nei palazzi del potere. Ogni anno, il 27 Gennaio, l’Unione Europea, nella commemorazione di Auschwitz, brucia la memoria di migliaia di stermini coloniali che ne sono l’intollerabile e nascosta gigantografia, oltreché l’inammissibile e secolare itinerario. Negli anni più recenti, il 27 Gennaio, l’Unione Europea ha commemorato Auschwitz, proprio mentre, attraverso le proprie armi, e per mezzo di una propria articolazione neocoloniale, veniva compiuto un genocidio. Il genocidio del popolo palestinese.
Tutto questo non è nuovo, e queste doppiezze appartengono alla storia d’Europa. Sentite Fanon, la voce dei dannati della terra: “lasciamo quest’Europa, che non la finisce più di parlare dell’uomo pur massacrandolo dovunque lo incontra, a tutti gli angoli delle sue stesse strade, a tutti gli angoli del mondo”. Si sa che i commerci mondiali, di uomini, di merci e di metalli, hanno generato le navi da guerra e che fiumi di denaro e fiumi di sangue sono stati fatti scorrere, da continente a continente, dalla mano ben armata degli Stati europei e del loro vorace rampollo nordamericano. Per questo le compagnie delle Indie, le piantagioni dei Caraibi, le cannoniere nei porti coloniali, la spartizione dell’Africa e le scorrerie statunitensi nell’America centrale e meridionale hanno marcato tutto il mondo, per secoli, di un terrore e di uno sterminio che l’Europa ha poi conosciuto ad Auschwitz, a Treblinka o a Sobibor. Ma quei secoli vengono cacciati via dalle commemorazioni di Stato, sorvegliate, rituali e sempre più marziali. “Non è il crimine contro l’uomo, non è l’umiliazione dell’uomo in quanto tale” a indignare i rappresentanti istituzionali dell’Europa, denuncia Aimé Cesaire, “ma il crimine contro l’uomo bianco, l’umiliazione dell’uomo bianco, il fatto di aver applicato in Europa quei procedimenti colonialisti che sino ad allora erano stati riservati agli arabi di Algeria, ai coolie dell’India e ai negri dell’Africa”.
Questa commemorazione, che fin dall’inizio ha attirato nel suo crogiuolo affaristico produzioni cinematografiche, agenzie turistiche e palinsesti televisivi, ha perseguito anche un altro fine, obliquo e indiretto: fare dello sterminio degli ebrei d’Europa un evento a tal punto unico, assoluto ed esclusivo che ogni suo specifico carattere storico svanisce dalla rappresentazione. Una tale manipolazione, con tutto il suo campo di cancellazioni politiche, storiche e culturali, rende possibile l’insensata, raccapricciante e subdola identificazione di ebraismo e sionismo. E a questo punto il gioco è fatto: lo Stato di Israele, il braccio armato dell’imperialismo occidentale in un’area economicamente e strategicamente decisiva per le predazioni neocoloniali del Nord globale, veste i panni della vittima e, in questa veste del tutto inadatta per i suoi muscoli da energumeno, può bombardare, stritolare, fucilare, affamare, rastrellare, ghettizzare, espropriare, recintare, deportare, proscrivere e umiliare i palestinesi. Così un genocidio in corso, del quale l’Unione Europea è una retrovia alacre e generosa, viene nascosto da un genocidio passato reso anch’esso introvabile a causa di una storia imbalsamata dalle commemorazioni europee. Per questo la commemorazione del 27 Gennaio, oltre ad essere un gigantesco gorgo di denaro capitalistico, è anche una possente macchina propagandistica.
Ma quest’anno la macchina propagandistica del 27 Gennaio ha uno scopo in più, almeno in Italia. Infatti la moltiplicazione dei dispositivi di controllo, di intimidazione e di punizione che gli Stati occidentali introducono come deterrente per far marciare la loro economia di guerra, prevede il varo ormai prossimo di una legge liberticida tra le più grottesche che la storia della Repubblica abbia mai conosciuto (e ne ha conosciute tante). Si tratta della legge che punisce la critica del sionismo, spacciandola – si stenta a crederlo, poiché siamo oltre l’indecenza! – per una forma di antisemitismo. L’antisemitismo è altrove, per esempio in Israele. L’abbiamo detto e ripetuto: Israele è uno Stato antisemita, poiché persegue lo sterminio e la cacciata di un popolo semita, il popolo palestinese. E non solo: l’antisemitismo è razzismo e quindi l’apartheid che Israele ha costruito con mezzi militari, tecnologici e architettonici è antisemitismo. Ma poiché questi fatti sono di palmare evidenza, una legge che volesse cancellarli ci getterebbe in una situazione simile a quella sulla quale ironizzava Anatole France: “se mi accusano di aver rubato le torri di Notre-Dame non mi resta che abbandonare la Francia”. Una tale situazione è abbastanza vicina ed è poco sorprendente che sia proprio la ricorrenza del 27 Gennaio a soffiarle il vento favorevole. Ed è poco sorprendente perché le istituzioni europee, giù giù fino alle circolari scolastiche, hanno volatilizzato la densità storica di quella data, devolvendola oscenamente all’occidente capitalistico. Altrimenti qualcuno si ricorderebbe che Auschwitz venne liberato dall’Armata Rossa.