È stato un atto militante, consapevole e netto quello compiuto dagli studenti torinesi, con la loro occupazione rivoluzionaria di un quotidiano padronale garantito da una stagionatura FIAT e da una impeccabile collaborazione con il fascismo mussoliniano. Ma gli studenti hanno voluto denunciare soprattutto lo zelo guerrafondaio e negazionista del genocidio israeliano del popolo palestinese che il quotidiano torinese condivide con quasi tutte le testate nazionali. In questo caso il giornale preso di mira è stato un emblema calzante, un esempio quasi scolastico, delle manomissioni delle parole e dei significati delle parole che il giornalismo dei potentati economici sa eseguire con professionale disinvoltura. Ecco qualche dimostrazione: i cortei che accusavano il genocidio israeliano dei palestinesi divenivano masse antisemite; le lotte collettive contro il riarmo europeo e la guerra della NATO contro la Russia divengono rigurgiti di oscurantismo, oppure non fanno notizia; lo sfollamento terroristico della Palestina per far posto ai grandi affari della ricostruzione diviene un piano di pace; tutte le fanfaluche emergenziali – economiche, militariste, epidemiche e poliziesche – inventate per informatizzare capillarmente la società a scopo estrattivo, disciplinare e strategico-militare e per trasferire sul mercato beni comuni e servizi sociali, divengono progresso tecnico e civile; l’obbedienza alle prescrizioni del Fondo Monetario internazionale diviene buon governo. Tutto ciò non è soltanto disinformazione, è qualcosa di ben più temibile: è uno stravolgimento della lingua e del pensiero.
Mese: Novembre 2025
Il 28 Novembre Sciopero Generale
non si va a scuola, non si va al lavoro, si va a
manifestare per neutralizzare la Finanziaria di guerra
in Piazza della Badia (Arezzo), ore 9.30
Mobilitiamoci contro NATO, USA e UE:
tracotanti imprenditori della Terza Guerra Mondiale
Dall’Europa alla Palestina: la Lotta Continua
L’imperialismo occidentale, scosso da una crisi profonda, sta raggiungendo l’estremo limite dellasua mostruosa natura guerrafondaia. Mentre le guerre e gli stermini, trascinati e scanditi dai movimenti del dollaro, si accumulano e si incrociano, dalle tendopoli palestinesi affamate ai depredati villaggi del Darfur alle minacce navali al Venezuela; la NATO e l’UE pianificano unaguerra europea di dimensioni continentali della quale è facile immaginare gli sviluppi e le conseguenze catastrofiche, fino alla guerra termonucleare.
I profitti di queste guerre rimettono in moto il sistema dei grandi affari, rendono stratosferici i bilanci dei fondi d’investimento, procurano monopoli energetici e industriali ai colossidell’economia capitalistica, e, contemporaneamente, distruggono definitivamente la spesa sociale, fanno crollare i salari e fanno salire il carovita a picchi vertiginosi. Questa economia di guerra è un’accelerazione, un compimento delle spoliazioni di beni sociali,delle privatizzazioni dei servizi pubblici e della moltiplicazione dei dispositivi polizieschi e informatici di controllo della società e dei lavoratori che l’offensiva capitalistica degli ultimidecenni ha perseguito con l’inesorabile spietatezza delle sue cieche leggi di funzionamento.
La legge di bilancio che dovrà essere votata in parlamento inizia la supermanovra finanziaria che in pochi anni dovrà destinare alla guerra la cifra astronomica di 800 miliardi di euro. Questa legge adempie le richieste dei comandi NATO, ovvero dell’anello di congiunzione fra l’economia capitalistica e le ambizioni espansionistiche dei circoli più aggressivi del militarismo occidentale. Questi comandi, e i meccanismi capitalistici che ne promuovono le funzioni, sono stati il supporto logistico, l’arsenale tecnologico e il sistema bancario del genocidio del popolo palestinese, un genocidio che gli israeliani, consolidati professionisti dello sterminio, hanno potuto compiere con la zelante cooperazione legale e militare di USA e UE.
Uniamoci in una lotta contro l’imperialismo USA e UE,
contro il piano di riarmo della NATO e dell’Unione Europea,
a fianco della Resistenza palestinese,
della Rivoluzione bolivarista venezuelana
e di tutti i popoli in lotta contro il neocolonialismo
Sembra ormai che ogni giorno dell’anno sia un 4 Novembre. Perché i generali, i carri armati e le armi tecnologiche sono diventati i bonari compagni di gioco dei bambini, i quali, dando la manina ai genitori, visitano le caserme come se fossero le giostre di una volta. Gli studenti poi sono diventati un vivaio professionale per future carriere nei settori tecnologici, industriali e finanziari di un colossale sistema economico, di un sistema che attraverso la guerra programma i più sicuri, i più estendibili e i più redditizi investimenti capitalistici. La NATO è il centro di gravitazione dei meccanismi, dei poteri e degli interessi che alimentano, in Occidente, questi investimenti. Nella NATO, infatti, nascono e crescono tutte le strategie globali con le quali l’imperialismo occidentale – statunitense ed europeo – cerca di tenere al guinzaglio il sud del mondo sottoposto al suo ricatto neocoloniale e progetta una pericolosissima espansione verso l’est europeo e l’Asia. Così, mentre la NATO ingoia porzioni immense e crescenti dei bilanci degli Stati europei, fa e prepara guerre sempre più terrificanti, e sanità, trasporti, scuola e ambiente vengono maciullati definitivamente, ufficialetti con le divise fiammanti ci sorridono nelle pubblicità-progresso. Per non dire dello spettacolo ottundente delle grandi sfilate e delle frecce tricolori. Bisogna denunciare, accusare e “disonorare” tutto questo.