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STUDENTI TORINESI IRROMPONO INDIGNATI  NELLA REDAZIONE DEL FOGLIO PADRONALE “LA STAMPA”: UN ATTO RIUSCITO DI CONTROINFORMAZIONE

È  stato un atto militante, consapevole e netto quello compiuto dagli studenti torinesi, con la loro occupazione rivoluzionaria di un quotidiano padronale garantito da una stagionatura FIAT e da una impeccabile collaborazione con il fascismo mussoliniano. Ma gli studenti hanno voluto denunciare soprattutto lo zelo guerrafondaio e negazionista del genocidio israeliano del popolo palestinese che il quotidiano torinese condivide con quasi tutte le testate nazionali. In questo caso il giornale preso di mira è stato un emblema calzante, un esempio quasi scolastico, delle manomissioni delle parole e dei significati delle parole che il giornalismo dei potentati economici sa eseguire con professionale disinvoltura. Ecco qualche dimostrazione: i cortei che accusavano il genocidio israeliano dei palestinesi divenivano masse antisemite; le lotte collettive contro il riarmo europeo e la guerra della NATO contro la Russia divengono rigurgiti di oscurantismo, oppure non fanno notizia; lo sfollamento terroristico della Palestina per far posto ai grandi affari della ricostruzione diviene un piano di pace; tutte le fanfaluche emergenziali – economiche, militariste, epidemiche e poliziesche – inventate per informatizzare capillarmente la società a scopo estrattivo, disciplinare e strategico-militare e per trasferire sul mercato beni comuni e servizi sociali, divengono progresso tecnico e civile; l’obbedienza alle prescrizioni del Fondo Monetario internazionale diviene buon governo. Tutto ciò non è soltanto disinformazione, è qualcosa di ben più temibile: è uno stravolgimento della lingua e del pensiero.

I mezzi di comunicazione di massa sono oggi un sistema, al tempo stesso, concentrato e pervasivo, alimentato da immensi, e sempre più remunerativi, investimenti di capitale, diretto da oligopoli finanziari e organizzato da giornalisti-manager irreggimentati in squadre redazionali, istruite per raccontare un mondo monodimensionale. Anzi, per inscrivere il mondo nella  dimensione  esclusiva del senso comune del capitalismo neo-liberale, nel cui quadro ideologico e istituzionale si dispiegano gli interessi dei circoli imperialisti occidentali, insieme ai loro piani di dominio globale. Questo sistema – come è evidente – non ha nulla in comune con la libertà di stampa fiorita con la Rivoluzione francese dal crollo dell’Assolutismo. E’ invece la negazione più clamorosa di quella libertà. Tutti sanno che con grandi quantità di capitale si possono stampare i giornali più diffusi e che senza capitale non si stampano giornali.    

Gli studenti di Torino si sono ribellati a tutto questo, e perciò hanno compiuto un gesto di immensa portata antisistemica. Inoltre, e la cosa è decisiva, quell’azione prosegue e radicalizza lo scontro sociale che le lotte antimperialiste a fianco della Resistenza palestinese avevano avviato, e getta le basi per un loro ampliamento, nonché per una rettifica di metodi e di obbiettivi di mobilitazione. L’ampliamento riguarda il necessario passaggio nella dimensione globale della lotta antimperialista, che oggi reclama un’energica mobilitazione contro la NATO e l’UE, contro l’economia di guerra e contro la pax amerikana in Palestina. La rettifica riguarda le forme di lotta, che devono avanzare qualitativamente, incominciando a rompere vincoli e impedimenti, ad acquisire spazi, ad occupare luoghi, a rendere materialmente tangibili i mezzi d’azione e a riappropriarsi di beni sociali sottratti e recintati a beneficio del profitto capitalistico e dei piaceri dei possidenti. La lezione degli studenti di Torino è questa. Quei giovani l’hanno impartita con coraggio sul terreno minato del giornalismo. Per questo la loro irruzione nei locali della “Stampa” è un atto di controinformazione.