
di Mjriam Abu Samra
L’arresto di Mohammed Hannoun e di altre otto persone solidali con la Palestinanon rappresenta un episodio isolato, né una deviazione imprevista del sistema giudiziario italiano. È un evento che chiarisce la direttrice intrapresa dallo Stato non solo nei confronti del movimento palestinese, ma anche delle altre forme di dissenso che provano a mettere in discussione i fragili equilibri e le tendenze dell’ordine geopolitico attuale. Sono arresti, peraltro, coerenti con la consolidata traiettoria di subordinazione dell’Italia – non certo una novità di questo governo, ma caratteristica dell’intero establishment politico – alle politiche israeliane di criminalizzazione e disumanizzazione dei palestinesi, e in continuità con il processo in corso contro Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh, detenuti da oltre due anni sulla base di accuse di terrorismo formulate da Israele.
