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Disfattismo Rivoluzionario

Dentro e fuori i confini. La violenza come sicurezza e lo stato d’emergenza permanente

L’arresto di Mohammed Hannoun e di altre otto persone solidali con la Palestina non rappresenta un episodio isolato, né una deviazione imprevista del sistema giudiziario italiano. È un evento che chiarisce la direttrice intrapresa dallo Stato non solo nei confronti del movimento palestinese, ma anche delle altre forme di dissenso che provano a mettere in discussione i fragili equilibri e le tendenze dell’ordine geopolitico attuale. Sono arresti, peraltro, coerenti con la consolidata traiettoria di subordinazione dell’Italia – non certo una novità di questo governo, ma caratteristica dell’intero establishment politico – alle politiche israeliane di criminalizzazione e disumanizzazione dei palestinesi, e in continuità con il processo in corso contro Anan YaeeshAli Irar e Mansour Doghmosh, detenuti da oltre due anni sulla base di accuse di terrorismo formulate da Israele.

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Disfattismo Rivoluzionario

La fiera dell’ipocrisia. Intellettuali progressisti e non violenza

Negli ultimi due anni una classe di intellettuali e analisti progressisti si è imposta come voce autorevole nell’ambito del movimento di solidarietà con la Palestina in Italia. Gli va dato atto di essere riusciti ad abbracciare, almeno retoricamente, anche la visione internazionalista e anticapitalista che sta alla base della lotta di liberazione palestinese e che, dopo anni di mobilitazione di collettivi e movimenti territoriali, si sta radicando anche in altri settori della società italiana.

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La loro smemoratezza e la nostra memoria

Ogni anno, il 27 Gennaio, l’Unione Europea commemora Auschwitz, nei parlamenti, nelle scuole e nei palazzi del potere. Ogni anno, il 27 Gennaio, l’Unione Europea, nella commemorazione di Auschwitz, brucia la memoria di migliaia di stermini coloniali che ne sono l’intollerabile e nascosta gigantografia, oltreché l’inammissibile e secolare itinerario. Negli anni più recenti, il 27 Gennaio, l’Unione Europea ha commemorato Auschwitz, proprio mentre, attraverso le proprie armi, e per mezzo di una propria articolazione neocoloniale, veniva compiuto un genocidio. Il genocidio del popolo palestinese

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Dalla Palestina al Venezuela: stesso anticolonialismo, stessi nemici

Gli Stati Uniti sono di nuovo in armi, e rovesciano fuoco e fiamme su Caracas per catturare un Presidente e per buttare all’aria una Rivoluzione socialista in America latina, in quel continente che gli imperialisti nordamericani, da più di un secolo, hanno trattato come il loro “cortile di casa”. Conosciamo bene la ragione più diretta: il sottosuolo del Venezuela contiene risorse che i bolivaristi hanno nazionalizzato e che essi, inoltre, rendono facilmente accessibili a paesi irretiti nelle maglie del neocolonialismo, ma che cercano di liberarsi dalla dipendenza dagli USA e dai loro alleati europei. E non è tutto, la rivoluzione venezuelana è un pericoloso modello politico e sociale, con le sue assemblee contadine che assegnano la terra e con i suoi ambulatori di villaggio. Un pessimo esempio per un Fondo Monetario Internazionale che spadroneggia dal Rio Grande in giù, inciampando soltanto su Cuba e sul Venezuela. E chissà che, dopo Caracas, non tocchi anche all’Avana. Questo è il messaggio della guerra degli Stati Uniti d’America, che di sbarchi, bombardamenti, cannoniere, occupazioni e colpi di Stato ne hanno collezionati a dozzine, dal Rio Grande in giù. 

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Fascisti & atlantisti contro Askatasuna

Eccoli i fascisti! Ora azzannano Askatasuna, un centro sociale con un nome per loro scioccante, scelto come omaggio all’ETA basca, che faceva tremare di paura il generalissimo Franco e che spedì Carrero Blanco sui tetti di Madrid. Ed eccoli ancora! Stanno preparando, loro che deportavano gli ebrei nelle camere a gas, un super-editto che mira a criminalizzare, chiamandole con l’odioso nome di antisemitismo, le grandi lotte di massa contro gli sgherri sionisti dell’imperialismo euro-statunitense, ovvero contro quello Stato assassino che ha sommerso e che sta continuando a sommergere la Palestina in un mare di sangue, di incendio, di fame e di terrore. Ed eccoli ancora che dicono ai giovani: preparatevi ad affrontare le “tempeste d’acciaio”, di fosforo e di uranio nei nuovi spazi spettrali della guerra tecnologica per difendere la Patria bianca europea dai barbari uomini delle steppe, dai tenebrosi morti di fame africani o dagli agguerriti, infidi e imprevedibili fedayyin. Ed ai popoli europei gridano: servono caccia-bombardieri, fregate, sottomarini atomici, missili intercontinentali, non pensate agli ospedali, ai salari e alle pensioni, ascoltate i generali che, circondati da bravi e patriottici giornalisti, vi impartiscono utili istruzioni, ogni giorno, ogni ora, dalle televisioni, sulla rete e soprattutto nelle scuole. Allarmi siam fascisti !!

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STUDENTI TORINESI IRROMPONO INDIGNATI  NELLA REDAZIONE DEL FOGLIO PADRONALE “LA STAMPA”: UN ATTO RIUSCITO DI CONTROINFORMAZIONE

È  stato un atto militante, consapevole e netto quello compiuto dagli studenti torinesi, con la loro occupazione rivoluzionaria di un quotidiano padronale garantito da una stagionatura FIAT e da una impeccabile collaborazione con il fascismo mussoliniano. Ma gli studenti hanno voluto denunciare soprattutto lo zelo guerrafondaio e negazionista del genocidio israeliano del popolo palestinese che il quotidiano torinese condivide con quasi tutte le testate nazionali. In questo caso il giornale preso di mira è stato un emblema calzante, un esempio quasi scolastico, delle manomissioni delle parole e dei significati delle parole che il giornalismo dei potentati economici sa eseguire con professionale disinvoltura. Ecco qualche dimostrazione: i cortei che accusavano il genocidio israeliano dei palestinesi divenivano masse antisemite; le lotte collettive contro il riarmo europeo e la guerra della NATO contro la Russia divengono rigurgiti di oscurantismo, oppure non fanno notizia; lo sfollamento terroristico della Palestina per far posto ai grandi affari della ricostruzione diviene un piano di pace; tutte le fanfaluche emergenziali – economiche, militariste, epidemiche e poliziesche – inventate per informatizzare capillarmente la società a scopo estrattivo, disciplinare e strategico-militare e per trasferire sul mercato beni comuni e servizi sociali, divengono progresso tecnico e civile; l’obbedienza alle prescrizioni del Fondo Monetario internazionale diviene buon governo. Tutto ciò non è soltanto disinformazione, è qualcosa di ben più temibile: è uno stravolgimento della lingua e del pensiero.

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Il 28 Novembre Sciopero Generale

non si va a scuola, non si va al lavoro, si va a

manifestare per neutralizzare la Finanziaria di guerra

in Piazza della Badia (Arezzo), ore 9.30

Mobilitiamoci contro NATO, USA e UE:

tracotanti imprenditori della Terza Guerra Mondiale

Dall’Europa alla Palestina: la Lotta Continua

L’imperialismo occidentale, scosso da una crisi profonda, sta raggiungendo l’estremo limite dellasua mostruosa natura guerrafondaia. Mentre le guerre e gli stermini, trascinati e scanditi dai movimenti del dollaro, si accumulano e si incrociano, dalle tendopoli palestinesi affamate ai depredati villaggi del Darfur alle minacce navali al Venezuela; la NATO e l’UE pianificano unaguerra europea di dimensioni continentali della quale è facile immaginare gli sviluppi e le conseguenze catastrofiche, fino alla guerra termonucleare.

I profitti di queste guerre rimettono in moto il sistema dei grandi affari, rendono stratosferici i bilanci dei fondi d’investimento, procurano monopoli energetici e industriali ai colossidell’economia capitalistica, e, contemporaneamente, distruggono definitivamente la spesa sociale, fanno crollare i salari e fanno salire il carovita a picchi vertiginosi. Questa economia di guerra è un’accelerazione, un compimento delle spoliazioni di beni sociali,delle privatizzazioni dei servizi pubblici e della moltiplicazione dei dispositivi polizieschi e informatici di controllo della società e dei lavoratori che l’offensiva capitalistica degli ultimidecenni ha perseguito con l’inesorabile spietatezza delle sue cieche leggi di funzionamento.

La legge di bilancio che dovrà essere votata in parlamento inizia la supermanovra finanziaria che in pochi anni dovrà destinare alla guerra la cifra astronomica di 800 miliardi di euro. Questa legge adempie le richieste dei comandi NATO, ovvero dell’anello di congiunzione fra l’economia capitalistica e le ambizioni espansionistiche dei circoli più aggressivi del militarismo occidentale. Questi comandi, e i meccanismi capitalistici che ne promuovono le funzioni, sono stati il supporto logistico, l’arsenale tecnologico e il sistema bancario del genocidio del popolo palestinese, un genocidio che gli israeliani, consolidati professionisti dello sterminio, hanno potuto compiere con la zelante cooperazione legale e militare di USA e UE.

Uniamoci in una lotta contro l’imperialismo USA e UE,

contro il piano di riarmo della NATO e dell’Unione Europea,

a fianco della Resistenza palestinese,

della Rivoluzione bolivarista venezuelana

e di tutti i popoli in lotta contro il neocolonialismo

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Le parate del riarmo,  i preparativi di guerra della NATO e il Sionismo genocida

Sembra ormai che ogni giorno dell’anno sia un 4 Novembre. Perché i generali, i carri armati e le armi tecnologiche sono diventati i bonari compagni di gioco dei bambini, i quali, dando la manina ai genitori, visitano le caserme come se fossero le giostre di una volta. Gli studenti poi sono diventati un vivaio professionale per future carriere nei settori tecnologici, industriali e finanziari di un colossale sistema economico, di un sistema che attraverso la guerra programma i più sicuri, i più estendibili e i più redditizi investimenti capitalistici. La NATO è il centro di gravitazione dei meccanismi, dei poteri e degli interessi che alimentano, in Occidente, questi investimenti. Nella NATO, infatti, nascono e crescono tutte le strategie globali con le quali l’imperialismo occidentale – statunitense ed europeo – cerca di tenere al guinzaglio il sud del mondo sottoposto al suo ricatto neocoloniale e progetta una pericolosissima espansione verso l’est europeo e l’Asia. Così, mentre la NATO ingoia porzioni immense e crescenti dei bilanci degli Stati europei, fa e prepara guerre sempre più terrificanti, e sanità, trasporti, scuola e ambiente vengono maciullati definitivamente, ufficialetti con le divise fiammanti ci sorridono nelle pubblicità-progresso. Per non dire dello spettacolo ottundente delle grandi sfilate e delle frecce tricolori. Bisogna denunciare, accusare e “disonorare” tutto questo.  

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Disfattismo Rivoluzionario

Contro il diritto internazionale

di Jacques Bonhomme

1. Il diritto internazionale come ideologia

Il diritto, nel senso più lato della parola, e guardando alla società borghese, non è soltanto ideologia. Pašukanis, per esempio, ha mostrato, in relazione al mondo storico della borghesia, la necessaria cooperazione del diritto con le forme economiche fondamentali del contratto proprietario, dello scambio delle merci e della disumanizzazione capitalistica del lavoratore, rivestito dell’uguaglianza delle merci in quanto merce forza-lavoro, la merce più importante, quella che deve produrre il valore delle merci. Perciò il diritto, fin dagli inizi della società borghese, è stato coessenziale alla produzione di valore, ossia di plusvalore attraverso plus-lavoro. Per questo Pašukanis fa rientrare il diritto nell’economia politica, e, contemporaneamente, lo sottrae alla sfera dell’ideologia, dove era stato confinato da interpretazioni frettolose, schematiche e soprattutto riduttive del materialismo storico. Questa accorta e lungimirante comprensione del pensiero di Marx sul diritto, non è rimasta isolata e marxisti molto diversi tra loro come l’ultimo Lukács e Toni Negri, ne hanno raccolto l’eredità, il primo in modo indiretto e seguendo un proprio cammino, il secondo in modo più esplicito. Sembra quindi assodato che quanto già sapevano, seppur senza un ampio sviluppo tematico, Marx e Lenin, e cioè che il diritto e lo Stato sono fattori organizzativi interni ai rapporti di produzione capitalistici, sia divenuto nella prassi e nel pensiero dei movimenti antimperialisti del Novecento, a seconda dei casi più o meno permeati dal marxismo, un’acquisizione ben assimilata. In conclusione, il diritto eccede l’ideologia in quanto è, insieme allo Stato, nel quale confluisce e dal quale procede, uno strumento materiale del dominio di classe, sia nazionale che internazionale.

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Comunicato in solidarietà con i Giovani palestinesi e con le loro manifestazioni commemorative del 7 Ottobre

All’inizio di Ottobre, per la seconda volta, si commemora una grande insurrezione palestinese, avvenuta il 7 Ottobre 2023. Si tratta di commemorazioni di lotta, di una lotta autentica che non nasconde la rabbia, il dolore e un’irriducibile  volontà d’azione. Quell’insurrezione rompeva le uova nel paniere ad un piano imperialista del ticket USA/UE/Israele. Il piano prevedeva l’incarceramento dei palestinesi in piccole riserve, sotto la tutela dei tirapiedi regionali degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e del loro sanguinario burattino sionista. Il nome biblico dato a questo piano – Accordi di Abramo – rientra nello stile solenne delle grandi stragi sioniste. I palestinesi dissero no, e insorsero! La Resistenza palestinese, vecchia di un secolo, organizzò e guidò l’insurrezione. Tutta la Resistenza agì unita, in tutte le sue componenti, comprese quelle – importantissime ! – che lottano dalle carceri israeliane.